Lettori fissi

domenica 31 maggio 2015

Rimpianto: il tuo nome è donna

Da che ho discernimento di queste cose colleziono rimpianti come neanche un album di figurine calciatori, e ho imparato a riconoscerne il retrogusto amarognolo appena mi capitano sotto il naso.

C'era una volta questa ragazza, la prima di cui mi sia seriamente innamorato (dove per innamorato intendo pensare ad una ragazza/o la maggior parte del tempo senza dedicarle neppure una sega): le ho sbavato dietro in segreto per un tre o quattr'anni, senza mai farle capire nulla.

Alla fine mi sono dichiarato. Quando lei si era appena messa insieme ad un altro.

Tu guarda la sfiga: risolvi tutti i problemi che t'impediscono di dirle quello che provi e ti dimentichi l'unico veramente importante: il tempismo.

Ormai avevamo superato la famigerata linea d'ombra, con lei che (garbatamente, va detto) cercava di evitare ogni singolo contatto, ed io che facevo i conti col primo due di picche della mia vita.

L'ho rivista nelle foto del suo matrimonio che ha postato su faccia libro: Semplicemente radiosa.

Amo P.N. Seriamente. E l'idea che abbia scelto me per un futuro insieme mi rende orgoglioso. Solletica quella parte del mio ego che dice che in fondo qualcosa che valga in me ci sia.

Ma rivedendo quelle foto non riesco a dimenticare quel due di picche. Il primo di una lunga serie. E l'unico che mi ha veramente bruciato.

venerdì 22 maggio 2015

Zitto, non dire nulla!

Kore mi ha dato lo spunto per un post filosofico barra esistenziale come solo quando sono sotto gli effetti dei fumi dell'alcol riesco a fare.

Un ottima cosa considerando che attualmente i fondi per la birra hanno subito una drastica spending review. Grazie Kore, ricordami che devo aggiungere il tuo nuovo blog alla lista di quelli che seguo 😉

Qui si parla di maschere. Non di quelle di carnevale che a maggio puoi ancora trovare in qualche china store ritardatario.

Ma di quelle che ogni giorno ci costruiamo non per fare bella figura davanti agli altri (che comunque riescono a percepire talvolta a livello inconscio) , ma per il semplice scopo di tirare avanti.

Maschere che a volte cadono come cadono a me le palle quando ascolto Gigi D'Alessio lasciando le nostre pudenda alle mercé degli spifferi e della (risatina sarcastica) vergogna.

A me di recente è successa una cosa simile.

Parliamoci chiaro: Lovas Kont è una maschera, costruita con gli elementi della mia personalità che  odio meno.

Il fatto è che ultimamente questa maschera ha subito più attacchi di quanti ne abbia mai subiti un firewall governativo da Anonymous, e si è sbriciolata come un tocco di fumo nelle mani del mio ex-cognato.

Ho dovuto riconsiderare non solo molte delle mie priorità, ma anche molte cose che ormai davo per scontate, forme mentis che pensavo di aver accantonato (se non proprio buttate nel cesso).

La più eclatante, ovviamente è il matrimonio. Se prima lo consideravo un semplice contentino per P.N. mi sono ora scoperto a desiderarlo davvero.

La paternità: non ho cerchi nel tronco da contare, ma è chiaro che sebbene "giovane dentro" l'anagrafe parla con il tatto di un carro armato.

La religione: per il momento l'ateismo conduce in classifica, ma il bisogno di una dimensione spirituale rosicchia punti con lenta costanza.

Il lavoro: non odio il lavoro. Odio questo lavoro. Ma finora mi è stato comodo per pagarmi bevute, sfizi e inconcludenti progetti a medio/lungo termine. Fra circa sei mesi dovrò pensare alla mia donna, devo davvero trovarmi qualcosa di meglio.

Le radici: piantiamola con le stronzate: amo la mia famiglia. Amo la mia città. E che tu possa perdonarmi, amo la mia patria. Ma ormai sento puzza di muffa lasciata a stagionare sotto il tappetino del bagno ovunque giri il naso. Penso con sempre maggiore insistenza di emigrare. Cambiare aria mi farebbe davvero un gran bene.

Le scelte: sei su una nave che affonda, con tutti quelli cui vuoi bene attorno a te. Vorresti salvare tutti ma puoi portare solo quattro persone sull'ultima scialuppa con te. Chi salvi? La tua famiglia? I tuoi amici? La tua donna con un paio di nipoti? Ancora non so chi scegliere.

Se fossi un computer avrei bisogno di un bel robot.

giovedì 21 maggio 2015

Vabbè, eccoci qui con il nuovo episodio della trilogia in n parti della saga "il Lovas depresso".

Visto che il post scorso non era abbastanza deprimente ho deciso di tediarti con un tema decisamente più allegro: la morte.

Princess Nympho ne ha una paura fottuta. Non è il mio caso.

Cioè, alla fine la morte è l'unica esperienza che il cento per cento dell'umanità può dire di aver provato o che comunque finirà per provare.

Sono ragionevolmente sicuro che al momento in cui scrivo nessuno che l'abbia vissuta in prima persona se ne sia lamentato, quindi non credo sia una cosa tanto brutta, no?

Nah, non è la morte in se che mi spaventa.

Quello che mi lascia irrequieto è il pensiero di non riuscire a fare le cose che vorrei fare prima di raggiungere la fine della garanzia. E fidati se ti dico che sono veramente, ma veramente parecchie le cose che vorrei fare prima di scoprire in prima persona se c'è un Dio dall'altra parte.

A pensarci bene, la morte sembrerebbe un comodo tasto di reset: una pressione e tutti i problemi, cazzi e smazzi andrebbero allegramente a farsi fottere.

Suona facile. Allettante. Anche troppo allettante per i miei gusti.

CAZZO DOV'È LA VODKA?!?!?!?!

Autodiagnosi di un cagasotto

Ok. Devo venire a patti con questa cosa: credo di stare per entrare in una lieve ma sgradevole crisi di depressione.
O quanto meno di un esaurimento nervoso.

La causa? Boh.

I sintomi? una costante, pressante sensazione di angoscia.

La sento aleggiare attorno a me come una scoreggia silenziosa allo zolfo mischiato con aglio.

Come una nuvoletta di fantozziana memoria da cui goku mi doccia con fiotti di piscio acido.

Impotenza: non sessuale, malgrado le occasioni di fare roba con Princess Nympho stiano calando notevolmente mi attesto comunque sui cinque orgasmi a botta tre giorni la settimana.

La sensazione che qualunque cosa (buona o cattiva) mi sia successa, succede o succederà non potrò mai fare in modo di poterla agguantare o contrastare.

La sensazione di sentirmi costantemente non all'altezza.

La responsabilità non mi spaventa, ed alcune scelte che sto facendo lo dimostrano pienamente. Mi spaventa il pensiero di non essere in grado di provvedere alla mia famiglia.

E la guerra, cazzo. Ho scoperto di avere una paura fottuta della guerra.

Ho sentito abbastanza storie dall'Anziana Progenitrice Del Lato Materno Della Famiglia prima che la Comare Secca venisse a trovarla da ringraziare di non averla vissuta sulla mia pelle. Ora non riesco a passare mezza giornata senza stare a controllare le ultime notizie.

Cazzo, ho davvero bisogno di una birra....