Lettori fissi

giovedì 21 maggio 2015

Vabbè, eccoci qui con il nuovo episodio della trilogia in n parti della saga "il Lovas depresso".

Visto che il post scorso non era abbastanza deprimente ho deciso di tediarti con un tema decisamente più allegro: la morte.

Princess Nympho ne ha una paura fottuta. Non è il mio caso.

Cioè, alla fine la morte è l'unica esperienza che il cento per cento dell'umanità può dire di aver provato o che comunque finirà per provare.

Sono ragionevolmente sicuro che al momento in cui scrivo nessuno che l'abbia vissuta in prima persona se ne sia lamentato, quindi non credo sia una cosa tanto brutta, no?

Nah, non è la morte in se che mi spaventa.

Quello che mi lascia irrequieto è il pensiero di non riuscire a fare le cose che vorrei fare prima di raggiungere la fine della garanzia. E fidati se ti dico che sono veramente, ma veramente parecchie le cose che vorrei fare prima di scoprire in prima persona se c'è un Dio dall'altra parte.

A pensarci bene, la morte sembrerebbe un comodo tasto di reset: una pressione e tutti i problemi, cazzi e smazzi andrebbero allegramente a farsi fottere.

Suona facile. Allettante. Anche troppo allettante per i miei gusti.

CAZZO DOV'È LA VODKA?!?!?!?!

1 commento:

  1. Nietzsche sosteneva che l'idea del suicidio, la sua ipotesi diciamo pure, è la miglior spinta al continuar a vivere.
    In parole poverine: fino a che reputeremo il suicidio una valida opzione andremo avanti e sceglieremo altro.
    Non so se sia attendibile, ma sicuramente consola.

    Se tutto questo l'ho già detto me ne scuso ma ho un'età.

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