Lettori fissi

venerdì 22 maggio 2015

Zitto, non dire nulla!

Kore mi ha dato lo spunto per un post filosofico barra esistenziale come solo quando sono sotto gli effetti dei fumi dell'alcol riesco a fare.

Un ottima cosa considerando che attualmente i fondi per la birra hanno subito una drastica spending review. Grazie Kore, ricordami che devo aggiungere il tuo nuovo blog alla lista di quelli che seguo 😉

Qui si parla di maschere. Non di quelle di carnevale che a maggio puoi ancora trovare in qualche china store ritardatario.

Ma di quelle che ogni giorno ci costruiamo non per fare bella figura davanti agli altri (che comunque riescono a percepire talvolta a livello inconscio) , ma per il semplice scopo di tirare avanti.

Maschere che a volte cadono come cadono a me le palle quando ascolto Gigi D'Alessio lasciando le nostre pudenda alle mercé degli spifferi e della (risatina sarcastica) vergogna.

A me di recente è successa una cosa simile.

Parliamoci chiaro: Lovas Kont è una maschera, costruita con gli elementi della mia personalità che  odio meno.

Il fatto è che ultimamente questa maschera ha subito più attacchi di quanti ne abbia mai subiti un firewall governativo da Anonymous, e si è sbriciolata come un tocco di fumo nelle mani del mio ex-cognato.

Ho dovuto riconsiderare non solo molte delle mie priorità, ma anche molte cose che ormai davo per scontate, forme mentis che pensavo di aver accantonato (se non proprio buttate nel cesso).

La più eclatante, ovviamente è il matrimonio. Se prima lo consideravo un semplice contentino per P.N. mi sono ora scoperto a desiderarlo davvero.

La paternità: non ho cerchi nel tronco da contare, ma è chiaro che sebbene "giovane dentro" l'anagrafe parla con il tatto di un carro armato.

La religione: per il momento l'ateismo conduce in classifica, ma il bisogno di una dimensione spirituale rosicchia punti con lenta costanza.

Il lavoro: non odio il lavoro. Odio questo lavoro. Ma finora mi è stato comodo per pagarmi bevute, sfizi e inconcludenti progetti a medio/lungo termine. Fra circa sei mesi dovrò pensare alla mia donna, devo davvero trovarmi qualcosa di meglio.

Le radici: piantiamola con le stronzate: amo la mia famiglia. Amo la mia città. E che tu possa perdonarmi, amo la mia patria. Ma ormai sento puzza di muffa lasciata a stagionare sotto il tappetino del bagno ovunque giri il naso. Penso con sempre maggiore insistenza di emigrare. Cambiare aria mi farebbe davvero un gran bene.

Le scelte: sei su una nave che affonda, con tutti quelli cui vuoi bene attorno a te. Vorresti salvare tutti ma puoi portare solo quattro persone sull'ultima scialuppa con te. Chi salvi? La tua famiglia? I tuoi amici? La tua donna con un paio di nipoti? Ancora non so chi scegliere.

Se fossi un computer avrei bisogno di un bel robot.

3 commenti:

  1. Ah, Kore l'indagatrice del disagio umano! Che bel mestiere!
    Comunque mio caro Lovas devo capire.. quanti anni hai esattamente? mi pare di ricordare che siano appena più dei miei (28) e a questo punto io penso sia non solo normale bensì doveroso porsi un sacco di domande e mettere in discussione quanto si è sempre reputato il proprio credo sotto ogni aspetto.
    Alla nostra età è finita la fase del grande idealismo intransigente, si sente la necessità del calore delle persone amate, del riconoscimento del proprio stracazzo di lavoro ed anche un tantino di spiritualità, per quanto si sia degli schifosi edonisti.
    Sei a cavallo tra la realtà e le tue aspettative passate, indeciso su come muoverti.
    Penso che la vera domanda è cosa tu voglia dalla vita.
    per te prima di tutto, poi per PN e così via.
    Sicuramente il cambiamento c'è di mezzo perché lo senti nell'aria anche tu, quindi adesso come adesso è forse quello che ti serve.
    E in fondo lo sapevi già da te o no?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ah, aggiungi il mio "blog" prrr

      Elimina
    2. Fatto 😉

      Oh, e comunque vado per i trentatré.

      Elimina