Lettori fissi

sabato 10 dicembre 2016

Il ritorno del Serial Blamer

Per motivi che non tratterò in questa sede, un buon annetto fa ho fatto un fioretto: per almeno sei mesi mi sarei astenuto dal bestemmiare.

Tu mi conosci: hai idea di cosa abbia voluto dire per me rinunciare alla bestemmia? È come chiedere a un fumatore incallito (quale modestamente mi reputo) di rinunciare alla sigaretta di punto in bianco.

Va detto: è stato molto più facile di quanto pensassi.

Certo, ho dovuto ricorrere all'invenzione di santi laici contro cui inveire, ma questa specie di cerotto ha tenuto egregiamente.

Almeno finora. Sì perché come è vero che basta una sigaretta per ricominciare, per la bestemmia vale la stessa cosa.


Ho ricominciato a fumare.

Non che abbia mai smesso, ma posso dire che ero arrivato al punto in cui ero riuscito a disciplinare i miei vizi. A schedularli, se così si può dire.

Sarò più chiaro: era da almeno un anno e mezzo che mi svegliavo la mattina senza che il primo pensiero fosse di accendermi una rossa.

E invece eccomi di nuovo qui: con il pensiero di attaccare senza prima essermi fatto una sigaretta a farmi venire voglia di piangere;
I pacchetti vuoti che si accumulano sul cruscotto della macchina, sulla lavatrice del bagno e nelle tasche del cappotto.
Che poi con le nuove immagini che mettono sui pacchetti per convincerti a smettere di fumare mi sembra di star facendo la collezione delle figurine di rotten.com.

Tutto è cominciato quando ho fatto richiesta per avanzare di livello.
Decisione che ha sollevato unanimi mugugni di approvazione da parte di parenti e futuri suoceri: dopotutto a trentaquattro anni sarebbe pure ora di decidere cosa si vuol fare da grandi.

Mi sta bene. Ma passare il resto della vita a contare fino a dieci per evitare di sbroccarle con l'ennesimo coglione che si sputtana il telefono perché dimentica la password non è mai stata l'ambizione della mia vita.

La mia unica speranza è mettermi sotto per continuare ad avanzare fino a che non dovrò più avere a che fare direttamente con la gente.

L'ho detto a P.N. che subito ha storto la bocca: devo fare quello che va fatto.

Non ha capito.

So benissimo quali sono i miei doveri. Ma ultimamente sono così preso da quello che DEVO fare che ho dimenticato quello che VOGLIO fare. Che mi PIACE fare.

Certo, potrebbero essere solo delle gigantesche seghe mentali dovute a quel periodo fisiologico che ad ogni cambio di mestiere mi fa chiedere: "ma chi cazzo me l'ha fatto fare".

Prendiamoci un me setto e vediamo.